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Processo Amanda / 2

3 Ottobre 2011 alle 18:00

In uno scatto di orgoglio nazionale mi sento di approvare ciò che dice la pubblica accusa a riguardo della pena di morte. La sig.na Amanda in Usa assaporerebbe soltanto l'ebbrezza della sedia elettrica, in quanto bianca e di buona famiglia, e non come altri imputati, poi discutibilmente colpevoli ( vedi Davis) di colore condannati e giustiziati. In Italia, nonostante le lacune del sistema( in parte estremamente garantista), la Amanda avrà la possibilità di essere condannata (se tale sarà la sentenza) e scontare la pena in un carcere con la consapevolezza che uscirà, e non vivendo (per 20 anni come Davis) nell'attesa della esecuzione. Ricordiamo che in molti stati Usa per un delitto del genere, se condannati, si va dritto alla sedia elettrica, e rammentarlo al mondo intero in un processo mi sembra un segno di civiltà e di orgoglio nazionale. Sulle motivazioni, anche quella relativa alla "fuga" non è poi così strampalata, dal momento che la Amanda è americana. Non mi piace scadere nella vendetta per tanti italiani condannati in Usa, e a volte immeritatamente (Baraldini e altri ancor prima), ma far valere le stesse regole (non ferocia) che applicano gli Usa verso i condannati stranieri, è legittimo.

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