cerca

L'infantile disputa sul referendum per la legge elettorale

3 Ottobre 2011 alle 20:00

Il sogno dei nostri politicanti, inclusi i referendari che credono di far politica riuscendo solo a starnazzare, è quello di un bipolarismo, sì, ma multipolare. L'importante è non essere messi di fronte alla responsabilità di decidere. Le responsabilità non sono mai andate oltre quelle dei ribaltoni che, in concreto, assicuravano che niente cambiasse. La disputa deviante, pretestuosa sulla legge elettorale lo dimostra. Chi vuol sapere, sa che il problema non è il tipo di legge. Quanti più partiti saranno in Parlamento, tanto più sarà impossibile "governare". Non ci sono riusciti con quella del 1948 e sue varianti, né col mattarellum né col porcellum. Non ci sarà mai una legge elettorale che possa garantire la governabilità se non si passa da repubblica parlamentare a presidenziale. Sappiamo tutti dove sta il nodo nativo: nella Carta costituzionale e nella sua difesa ad oltranza. Ma nessuno se la sente di farlo presente. Andrebbe fatto un giorno sì e uno sì. Il primo e unico pareggio di bilancio dello Stato italiano risale al 1876, e segnò la fine politica della Destra storica. Corsi e ricorsi? Da De Pretis in poi l'allergia per i conti in pareggio è stata una costante. Altro che legge elettorale, bisognerebbe ricominciare dal 1861.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi