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I Grilli del Quirinale

28 Settembre 2011 alle 17:49

L’ennesima polemica sulla nomina del nuovo governatore di Bankitalia si alimenta delle solite illazioni che costantemente accompagnano designazioni di così verticistica importanza. I benpensanti, che amerebbero sbrigare la faccenda in cordiale intesa (a modo loro), stanno sul chi va là e si preparano alla protesta rivendicando l’esigenza che la politica si taccia permettendo al merito di conquistarsi quella poltrona che da sempre è stata la simbiosi mutualistica fra merito e politica. Non si vorrà sostenere che uno Stato democratico escluda dalle sue scelte il gene politico che è il DNA di qualsiasi democrazia. La faccenda è miserina, gruppi di potere si contendono la poltrona e il designato sembra quasi dover essere un complice che consentirà poi ai suoi sostenitori manovre finanziarie al di fuori di ogni condizionamento costituzionale e politico. L’economia – “norma della casa” – è l’essenza della politica: e se non è la politica a scegliersi il timoniere che la condurrà fra le insidie pericolose del capitalismo, non vedo a che servirebbe l’essere governati democraticamente. Noi ignoriamo chi possa essere il candidato giusto alla poltrona che fu già di Luigi Einaudi, sappiamo con certezza che anche Einaudi fu il candidato politico di questa democrazia. Non sarà difficile coniugare Politica & Merito per Palazzo Koch, la scelta di uomini dediti alla Patria è ampia e possibile. Vittorio Grilli o Fabrizio Saccomanni entrambi sono democratici d’antica scuola, dipenderà da noi non caricarne di inutili diatribe questa o quella giusta scelta. Auspicherei che il capo dello Stato fosse più discreto e non manifestasse apertis verbis dissensi che la politica ha il diritto-dovere di confrontare.

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