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Questione di priorità

17 Settembre 2011 alle 15:00

Liberalizzare quelle aziende dove lo stato è presente, in linea di principio mi vede d’accordo. Non può che essere salutare, per ridurre lo stato a direttore d’orchestra e non strumentista oltre che direttore. Ma qual è la priorità? L’Occidente è in crisi d’identità, e il Foglio riporta spesso, attraverso rubriche e articoli questa realtà. E’ uno dei motivi che mi legano a lei e al Foglio, molto più che le tesi “sull’amor nostro”. Samuel Huntington, nel celeberrimo “Lo scontro delle civiltà”, non solo preconizzò lo scontro fra Islam e occidente, ma anche quello con la Cina che avrebbe tentato di soppiantare gli Stati Uniti come potenza egemone mondiale. La prima tesi salì alla ribalta dopo l’11 settembre e, piaccia o no, è lungi dall’essere risolta. La Cina è una nazione avversa dell’occidente, ed è una dittatura molto feroce. Allora dobbiamo domandarci qual’è la priorità. Liberalizzare attraverso l’aiuto di una potenza tecnicamente nemica e accettare il liberismo come unico metro? Qualcuno potrebbe affermare che la Libia, paese musulmano, investe denaro in Italia, quindi perché scandalizzarsi tanto? La Libia è un piccolo paese di pochi milioni d’abitanti e sulla scena mondiale conta poco, mentre la Cina è immensa e conta molto. Gli Stati Uniti per bocca di J. Binden hanno “mollato” il Tibet, e non credo sia stata cosa buona e giusta. Certamente una via obbligata per finanziare il debito, ma ciò non toglie che rinunciare ai principi significhi derogare da ciò che sei. Non mi piacciono le dittature e non le voglio a casa mia.

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