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Italia, 1700

13 Settembre 2011 alle 18:30

Lo stato italiano ha debiti per quasi il 120 per cento del Pil. Rapportato alle entrate statali, grosso modo l’equivalente di quello che per una impresa è il fatturato, arriviamo a quasi il 250 per cento. Per ogni 10 euro che incassa lo Stato ha quindi debiti per 25 e sarebbe fallito secondo qualsiasi criterio di sana e pure meno sana gestione. La soluzione contenuta nella finanziaria per restare – forse - almeno a galla è il solito aumento delle tasse, ciò un prelievo forzoso sugli stessi soggetti (al netto degli investitori esteri) che detengono i titoli del debito pubblico e sono quindi i creditori dello Stato, un’aberrazione consentita esclusivamente dal potere impositivo attribuito allo Stato. Il quale peraltro siede su un patrimonio mobiliare e immobiliare immenso, e si trova quindi in un situazione non dissimile da quella di un latifondista del ‘700 che vive di debiti e di servitù imposte ai suoi contadini, continuando a risiedere nello splendido palazzo di famiglia reso solo un po’ decrepito da anni di incuria e cattiva gestione. Per venirne fuori non c’è che espropriare il latifondo, venderlo a chi può farlo rendere, e col ricavato rimborsare i creditori. E già che ci siamo, liberare i servi delle gleba.

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