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L'anarchia prossima ventura

12 Settembre 2011 alle 14:30

Sono ancora necessari i governi? Al punto in cui siamo giunti, in balia dei “black bloc”, dei “no-tav, no-discarica, no-inceneritore, dei “Nimby” (Not in My Backyard), dei sindacati che organizzano scioperi generali per contestare le leggi dello Stato, delle borse valori che vanno su e giù a rotta di collo, della economia governata dai grossi burocrati servitori dello Stato, delle banche centri di potere di una crematistica dissennata e suicida, di un governo, questo governo, contestato e vituperato dalla stampa partigiana, dall’opposizione demagogica, benché eletto democraticamente, non è l’anarchia che si avanza prepotente? C’è la volontà e la capacità di contrastarla? Non pare che i governanti siano decisi a far rispettare le leggi, anche perché queste primavere insurrezionali che fioriscono ai confini di casa nostra, con migliaia di morti, non è che incoraggino i lealisti a difendere una legalità passibile della ghigliottina. Ogni governo fa quello che può, cerca “‘e mantené ‘o carre pe’ ‘a scesa”, ma di più non fa, anche perché: chi lo farebbe? Siamo quindi candidati all’anarchia! È meglio o è paggio? Se dovessimo credere che l’anarchico possa essere un uomo in grado di autogovernarsi e vivere armoniosamente in una collettività civile, allora crederci potrebbe essere un’esperienza positiva, ma purtroppo la storia non ci ha lasciato testimonianze di anarchie floride e prospere. La patria di Alessandro Magno (dopo che l’anofele lo uccise), è l’esempio eclatante di un’anarchia violenta che condusse lo Stato Macedone alla rovina. Non c’è scampo, è il mondo che patisce quest’endemia anarchica, chi si oppone ha le ore contate. Dovrà passare la nottata (Addà passà ‘a nuttata), l’amaro calice va bevuto sino alla feccia, poi, distrutti e stanchi, risaliremo la china.

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