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Dal miracolo del boom al miracolo delle gabelle

12 Settembre 2011 alle 16:00

Nelle sue quotidiane esternazioni, il presidente Napolitano è arrivato al nocciolo storico del problema “sviluppo”: gli italiani sono stati capaci di un miracolo economico nel dopoguerra, lo spirito nazionale di allora va ritrovato per realizzare il nuovo miracolo della ripresa (qualcosa di più del miracolo di tasse operato e testé vantato dal Cav davanti a una vergine platea). Col dovuto rispetto, vorrei osservare che per lo spirito del dopoguerra manca la guerra, ovvero choc equivalente (basterebbe un default di tre o quattro stati europei, o lo scempio dei nostri risparmi?). Inoltre, che quel boom non fu impedito dalle radicali contrapposizioni politiche di allora; ma si avvalse di “stimoli” e “incentivi” come amministrazioni centrale e locali leggere, poche regole, fiscalità mite (ulteriormente addolcita da lavoro nero ovvero evasione a go-go, anch’essi utili all’incremento del Pil, se non è troppo scandaloso ammetterlo). Si resta quasi increduli, a bocca aperta, nel ricordare che un paese semidistrutto, con minime risorse proprie, ancora prevalentemente agricolo, fu trasformato dai nostri padri in uno dei primissimi industrializzati al mondo, in alcuni lustri di poco stato e molta libertà economica; e naturalmente si vorrebbe rivivesse almeno qualcosa di quello spirito laborioso. Ma se non se ne auspicano anche le necessarie condizioni, meno “lacci e laccioli” e più soldi in tasca ai contribuenti, investitori o consumatori che siano, il richiamo a quel nostro passato resta nobile retorica.

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