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Un nuovo, sottile caso giudiziario

10 Settembre 2011 alle 12:00

Secondo la Terza Convenzione di Ginevra, in vigore fin dal 1925, e risottoscritta nel 1949, il prigioniero che tenta la fuga e non riesce a raggiungere le proprie linee, non è passibile di alcuna sanzione penale, ma tutt'al più d'un semplice provvedimento disciplinare. In ragione della qual cosa bisogna, innanzitutto, chiedersi come inquadrare il caso del cittadino che non già istiga, ma semplicemente rivolge un mero invito, a quella che, intanto - comunque conforme alla Convenzione di cui sopra - non può esser considerata vera e propria fuga, non possedendone i presupposti e connotati minimi in quanto il Lavitola trovavasi al momento dell'invito già abbondantemente oltre le linee italiane; invito, peraltro, soggetto all'ulteriore attenuante d'esser stato rivolto a un prigioniero il quale, non essendo ancora stato imprigionato, non può nemmeno lui definirsi tale, ma tutt'al più esser considerato - proprio ad accanirsi - caso particolarissimo di prigioniero prossimo venturo. Siamo impazziti, vero?

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