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Divide et Impera

8 Settembre 2011 alle 17:30

Leggo tra le lettere al Direttore che per evitare “l’inasprimento” di quelle esistenti bisogna che… nuove tasse colpiscano la ricchezza accumulata (id est: patrimoniale). Che dire? Se, almeno, la vulgata fiscal-giustizialista d’antan (“pagare tutti pagare meno”) suscitava un po’ di “emozione” tra i contribuenti più corretti, allettati dal beneficio di una (presunta) riduzione del peso fiscale, qui siamo invece, e oramai, alla oggettiva dis-illusione del suddito pagatore, alla sua resa completa anche psicologica, al cedimento strutturale nei confronti del nemico. Che non è il fisco, ma il suo padrone: il nostro ben amato debito pubblico. Costui ha una dinamica ben collaudata: chiede senza limiti finchè senza limiti viene alimentato: che sia con nuove tasse o che sia con l’inasprimento di quelle esistenti, per lui è solo questione estetica. Non etica. Essere riuscito invece a trasformarla nella summa divisio tra cittadini onesti e cittadini disonesti, è stata la sua più grandiosa vittoria.

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