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Berlusconi al telefono

6 Settembre 2011 alle 14:30

Dopo il barrito dell’Elefantino sul Foglio di ieri, ho iniziato ad andare oltre i titoli dell’ultima inchiestuccia napoletana che immancabilmente gira attorno a Silvio Berlusconi. Si può certamente dire e pensare quel che si vuole del nostro Presidente del Consiglio, delle sue abitudini e frequentazioni. Comportamenti che ai miei occhi hanno soprattutto il difetto della mancanza di originalità. Infatti, se internet è (come è) il segno dei costumi o almeno dei desideri dei nostri tempi, il Cav. è certamente in sterminata compagnia: per quanto iperattivo, non può essere lui, da solo, il responsabile del successo planetario dei siti dedicati ad ammucchiate d’ogni genere astrattamente catalogabile, tradimenti coniugali (pubblicizzati in tv!), escort e simili. Poiché appartengo più o meno a quel 75 per cento di italiani antropologicamente berlusconiani (quelli a cui piace o piacerebbe divertirsi il più possibile, pagare poche tasse e, magari, fare un giro con una Ruby), di cui ha dolorosamente parlato il kantiano Eco sul Manifesto, le chiacchiere tra Berlusconi e Lavitola non mi smuovono più di tanto. Trovo invece sempre più intollerabile un potere giudiziario che con qualche scusa trova sempre il modo di ficcarsi nelle vite degli altri (purchè appartenenti alla schiera dei “nemici”): prima ne indaga i vizi privi di qualsiasi rilievo penale e, poi, gli altrettanto penalmente irrilevanti tentativi di contenere lo scandalo suscitato da quelle indebite indagini. Questo è lo schifo: antropologico, sociale e istituzionale.

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