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Quando un "vaffa" fa bene più e meglio di un antidolorifico

1 Settembre 2011 alle 17:00

Se questa sentenza (che copio e incollo) della Cassazione - sulla legittimità di un "vaffa" tra un condomino ed un amministratore - fosse resa universale, mi sentirei autorizzato anche io a mandare un altrettanto sonoro "vaffa" sia agli estensori che agli oppositori della manovra e - come eco di rimando - anche agli autori della sentenza stessa. Tutti questi infatti meritano un oscar per aver sagacemente contribuito a rendere chiaro, semplice e trasparente il rapporto tra cittadini ed istituzioni. Se fosse possibile ciò, giuro che per qualche giorno mi passerebbe il mio latente mal di testa. Ecco il testo: la suprema Corte ha respinto il ricorso di chi ha ricevuto il "vaffa" ricordando che "in tema di ingiuria, costituisce fatto ingiusto idoneo ad integrare l’esimente della provocazione, la condotta dell’ingiuriato che intraprenda autonomamente l’attività ablatoria di una situazione che ritenga illegittima, invece di sollecitare l’intervento dell’autorità, in quanto, a tale fine, la caratterizzazione di ingiustizia deve essere parametrata non già all’ipotetica illegittimità del comportamento di controparte, quanto piuttosto alla conformità della condotta dell’ingiuriato alle ordinarie regole del vivere civile, le quali esigono che l’illegittimità sia accertata ed eventualmente rimossa nelle forme di legge". Chiarissimo, no?

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