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Adulatori, più che ladri

30 Agosto 2011 alle 17:43

Anche in tema fiscale la moralistica semplificazione in buoni e cattivi non rende giustizia alla realtà delle cose ed allontana da ogni possibile equilibrio, ergo da ogni possibile soluzione: arrampicarsi alle vette della retorica per dannare come immorale la resistenza all’inasprimento fiscale dei “ricchi” (70mila? 90mila? 100mila euro?) esaltando la moralità, rectius: “bellezza”, di adempiere con entusiasmo all’onere di pagare le tasse in quanto doverosa partecipazione solidale ai bisogni del prossimo, non esime dal porsi una chiara, definitiva e dirimente questione, questa si, vero nomine, “morale” (più che economica): esiste, nella sfera pubblica, un limite oltre i quale sottrarre al soggetto X le risorse per garantire reddito e servizi desiderati e promessi al soggetto Y diviene immorale? E, subito dopo: se tale limite altro non è che funzione dei desideri e delle promesse che la politica (onesta o disonesta che sia) si lascia imporre nella ricerca del consenso, quale aliquota potrà mai soddisfare una siffatta dinamica? Quale retata di evasori potrà mai disilludere tutti dal poter continuare a vivere al di sopra delle proprie possibilità? Non è questa “La” questione morale, strutturalmente tale, del nostro paese? Il resto lasciamolo pure ai probiviri dei partiti: disonesti, approfittatori e speculatori vari ci saranno sempre, in ogni regime: “il popolo sopporta di essere derubato purchè non si smetta di adularlo” (Nicolas Gomez Davila).

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