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L'alba dell'Occidente

28 Agosto 2011 alle 11:00

Appena tornato da Berlino e dalle meraviglie del Pergamonmuseum leggo sul Foglio del 23/8 della suggestiva visita della Dott.ssa Valensise alle rovine di Cuma, del suo stupore per non avervi trovato che tre o quattro sparuti turisti per caso, dell'auspicio di imprese culturali che potrebbero sfruttare gli immensi giacimenti del classico. Visito poi il sito del Comune di Bacoli, che possiede buona parte delle antiche meraviglie dei Campi Flegrei, e scopro che dallo stemma ufficiale è scomparso Eracle, l'eroe civilizzatore il cui mito è diffuso in lungo e in largo in Italia fin dagli albori della sua storia. Bacoli, che come raccontano gli autori antichi, deve il suo nome alle imprese del figlio di Zeus (da Boaulia= le 'stalle' in cui l'eroe fece riposare i buoi sottratti a Gerione) non ha ritenuto di puntare su di un'immagine dalla quale ben altri profitti seppe trarre l'industria disneyana. Mi pare poi di capire che gli eredi dell'antica Dicearchia/Puteoli, Pozzuoli, siano riusciti nell'intento di inscrivere nella lista di attesa del prestigioso World Heritage il loro comprensorio, ma in ordine al caratteristico e molto pittoresco, nonchè nelle ultime decadi alquanto drammatico, fenomeno geologico del bradisismo. Dunque, cara Dott.ssa Valensise, dell'anfiteatro Flavio, delle terme di Baia, dell'acropoli di Cuma, della Piscina Mirabile e relativi sfondi storici e culturali neanche a parlarne. Però che una terra di mito e di storia come i Campi Flegrei possa assurgere ad emblema delle occasioni mancate e di un ottimistico rilancio verso un turismo culturale nella nuova epoca globale, obiettivo a dir poco di respiro nazionale, è cosa che può sempre accadere.

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