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AAA Rigore cercasi

26 Agosto 2011 alle 16:30

La differenza fra un grande paese come la Francia e una Babilonia come la nostra, sta tutta qui: la classe dirigente del grande Paese sa che l’economia prospera se i conti dello Stato sono in regola, altrimenti solo il caos deciderà le sorti del futuro. Non ci sono altre parole per commentare il caravanserraglio che s’è scatenato nei cortili del potere: chi strilla di qua e chi strilla di là, chi parte e chi arriva, ognuno con la sua formula risolutoria per addomesticare la manovra famelica che pretende le sue vittime sacrificali. “Il dissenso fa il gioco del Cavaliere”, scrive Marcello Sorgi con l’aria di uno che la sa lunga; Alfano è il cireneo che deve conciliare Bossi e Tremonti, Fini è la meta occulta del presago (figliuol prodigo?) che abbandonò la nave in tempi di bonaccia; il Cavaliere, sciancato da una mazzata di circa un miliardo di euro, stenta a riprendersi le redini degli equini impazziti: la biga viaggia a rotta di collo. Molti aurighi tentano il sorpasso: il “Quo vadis?” è d’obbligo per ciascuno. C’è poco da scandalizzarsi, le lacrime del Cavaliere saranno vere ma la situazione finanziaria del Paese è disperata, non c’è altro rimedio. Sappiamo tutti, dal ginnasio, che “spero, promitto e iuro”, reggono l’infinito futuro: poco male se anche le promesse del Cavaliere reggano proiettate nel futuro. Ma per non distrarci è meglio ritornare alle dolenti note e se i “ribelli” non ritroveranno la via della concordia, non credo che tempi migliori accoglieranno gli stentorei dissidenti. Anche il Cavaliere farebbe bene a stringere le briglie, non sarà con il cuore sanguinante che salverà l’Italia e la sua gente: “Lacrime e sangue”, alla Churchill, anche se il popolo irriconoscente lo licenzio, nel 45, preferendogli una mezza tacca, un laburista (un sinistro), un tal Clement Richard Attlee che governò l’Inghilterra fino al 1951. Non resta altro da fare, non è cinismo, il rigore è una presa d’atto, se non si tira il freno il predellino di Piazza San Babila resterà un cimelio storico, vituperato e deriso dagli acrimoniosi antiberlusconiani. Ma poi, “maiora premunt”, c’è poco da sfottere: o bere o affogare.

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