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Il partito A e le pensioni

24 Agosto 2011 alle 13:30

Continuo a sentir parlare di qualcosa che non riesco a capire. Le pensioni e la manovra. Sento parlare di ridurre le pensioni, di tagliare le pensioni, di diminuire le pensioni e mi chiedo se ci sia qualche folle in cerca di rivoluzione: contro di sé ovviamente. Se dovesse accadere questo sarei il primo a scendere in piazza perché, da sempre, sostengo che i diritti acquisiti, in un paese civile, non si possono toccare: neppure quelli dei politicanti parassiti. Non si può dire ad una persona “Ti obbligo ad accettare un contratto, alla fine delle tue contribuzioni ti faccio smettere di produrre reddito per vivere con quanto dal contratto stabilito, poi, quando sei totalmente impotente vìolo questo contratto e non ti do quanto promesso: se si può sparare per difendersi durante una rapina perché è a rischio la propria sopravvivenza. Ovvio che non voterei mai e poi mai questo partito ma voterei chi mi garantisse che la rapina non avverrebbe: chiamiamolo partito A. Quello che mi sembra più probabile, oltre che logico, è che nella manovra, quando si fa riferimento alle pensioni, si preveda di posticipare la messa a riposo dei lavoratori. Questo lo ritengo non solo giusto ma comunque in ritardo rispetto al buon senso. Tolti i lavori veramente usuranti (non certo il bancario usurato dal pericolo delle rapine) penso sia anacronistico andare in pensione prima di quota 100. Parlamentari inclusi, of course. Perciò tutto potrei fare alle elezioni tranne che votare il partito che si oppone a questa civile evoluzione: il suddetto partito A. Insomma, cari giornalisti, amati facitori dell’informazione, vorreste essere così gentili da scrivere “ridurre le pensioni” nel primo caso e “posticipare l’andata in pensione” nel secondo caso? Che uno voglia fare entrambe le cose ….. be’ neanche Gheddafi è riuscito a coalizzare contro di sé i cittadini dai 15 ai 90 anni.

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