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L'invenzione del copia & incolla

16 Agosto 2011 alle 21:30

Con colpevole ritardo ed animato da egoistico proposito, ho cercato di capire alla fonte (testo del decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) in che misura sarei stato colpito dalla stangata, ormai obbligatoria. Mi ero perso la prima “botta”, quella del primo intervento di metà luglio che non mi aveva impressionato più di tanto, qualche pizza in meno con gli amici, anche se non avevo approfondito a sufficienza. Ce ne sarebbe stata l’occasione nel seguito, mi ero detto, come puntualmente accaduto. Passo dunque alla lettura che vorrebbe essere dirimente per capire se Casini ci mette del suo, se Crosetto ha solo un mal di pancia e se Bossi ce l’ha con Brunetta per invidia della bionda che ha appena impalmato. Del cuore di Berlusconi che piange mi frega un po’ meno, come anche del fegato bilioso di Bersani che continua a protestare a memoria. Leggo e subito trovo conferma che è iniziativa precoce, le bocce non sono ferme, occorre attendere ancora, quantomeno il 25 settembre prossimo. Io lo farò, i mercati nel frattempo balleranno. Vado oltre nella lettura per forza di inerzia e mi avvedo che è tutto un fiorire di “le parole ‘anno 2012’ sono sostituite con le parole ’anno 2013’ ” oppure il 2013 con il 2014. Ci sono dei riferimenti a commi, articoli e lettere di una precedente legge (quella che avevo inopinatamente, o per certi versi anche utilmente sottovalutato), ci sono indicazioni tipo “gli enti di cui ad una certa legge”, ma anche “con esclusione di”, e via dicendo. Ora mi chiedo, visto che conosciamo tutti ” il copia e incolla”, quando facciamo un decreto, una legge, un decreto legislativo, un cartello, anche un avviso, è tanto chiedere a lorsignori di abrogare il vecchio testo e sostituirlo integralmente con il nuovo testo evitandoci la lettura strabica e ansiogena dei due documenti?

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