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Contro l’affondamento del Titanic ci vuole un’impresa titanica

16 Agosto 2011 alle 12:00

Il debito pubblico italiano è molto elevato, ma questa non è una novità. E’ stato accumulato negli anni grazie a quei politici, loschi figuri, che più passano gli anni più restano scolpiti nella nostra memoria alla stregua degli irresponsabili, nella pratica buona parte di quelli che ci hanno governato negli anni ’80, tutti d’accordo, dai democristiani ai socialisti. La differenza fra il nostro debito pubblico e quello degli altri paesi dell'area euro non è aumentata, anzi è diminuita, il problema è che i mercati, e non solo, non si fidano dell’Italia perché pensano che non possa riuscire nell’impresa titanica di ridurlo. Non si fidano di Berlusconi e di un governo guidato da Berlusconi. Anche perché il Cav. ha perso completamente la bussola, lasciando il timone a Tremonti. Ma anche il superministro ha perso la trebisonda, ed ora guida Napolitano con scarsi risultati. Per ridurre il debito ci sono due strade. La prima conduce alla crescita ma è impraticabile. Il massimo che si può fare è la non decrescita. L’altra conduce dritta come un fuso alla “macelleria” di quelli che finora hanno goduto: e cioè • gli statali “che hanno usufruito del regalo di pagare i contributi per 15 anni e ricevere la pensione per 45 ed oltre e continuano a percepire i soldi che definire rubati sarebbe un eufemismo” come osservava giustamente un hydeparkeriano da Monza, • i ricchi, che dovranno essere tartassati da una tassa patrimoniale che sia vertiginosa e da un ritocco consistente sulle pensioni degli aventi diritto. Riassunto: occorre diminuire il debito in maniera giusta ed equa, quindi si devono tartassare i ricchi e quelli che si sono finora arricchiti in maniera vergognosa. Per fare tutte queste cose è necessario un governo non forte, ma fortissimo, non ricattabile da parte delle lobbies, capace di fare vere liberalizzazioni: un governo di grande coalizione. Non ci sono altre strade.

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