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Le ali cerate dell'Icaro sindacale

13 Agosto 2011 alle 11:00

Lo sciopero è cessato da tempo di essere uno strumento per risolvere il conflitto economico tra le parti e contribuire alla formazione del giusto prezzo delle merci. Di fronte a quel conflitto la posizione del governo liberale fu quella del non intervento, catalogando lo sciopero sotto il capitolo del diritto privato del lavoro. Lo sciopero,quindi interveniva in una fase di crescita della produzione dei beni per commisurare l'equilibrio tra lavoro e profitto. In una fase di crisi economica negativa lo sciopero dovrebbe essere cassato dalle proposte sindacali, per il fatto che non c'è trippa per gatti e l'astensione dal lavoro è vantaggiosa per il padronato in una fase di calo della domanda; quindi lo sciopero è un'arma spuntita nel tempo della nuova struttura e organizzazione del lavoro, è una suoerstizione (quod super stat) de sindacalismo del secolo scorso. Usandole le le parole perdono il loro significato e lo sciopero sindacale,oggi, è divenuto la minaccia palliata della disubbidienza civile. I sindacati minacciano di portare in piazza le loro legioni, mimano una forza del lavoro inesistente (pensionati e disoccupati) per accreditarsi come antagonisti di uno scontro politico sociale che non converrebbe al governo scatenare. Ma come sempre accade non bisogna confondere il simulacro di guerra sindacale con la vera guerra dichiarata dai mercati all'Italia, La Camusso è la parente nobile dei rivoltosi inglesi e come lì è bastato a Cameron di ricorrere alla forza per salvare lo Stato, così anche qui un po' di fermezza non guasterebbe contro chi ha solo interesse a conservare uno stato di permanente agitazione sperando che pescando nelle acque agitate dallo sconforto e dalla disperazione collettiva possa sorgere il Masaniello plebeo di turno sotto i panni del Cola di Rienzo repubblicano.

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