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Le riforme strutturali e Londra

11 Agosto 2011 alle 16:00

Tutti dicono che bisogna fare riforme strutturali. In pochi vanno oltre, affermando con coraggio che è ormai tardi per avviarle. Nessuno dice che - qualora si volesse provare a farle lo stesso - tali riorganizzazioni dovrebbero tenere conto di quisquilie come l'aumento della popolazione mondiale, il malinteso senso della democrazia come garanzia di diritti e non di doveri, l'eccesso di produzione di beni non necessari. In pratica, l'ammissione del fallimento dell'uomo nel governare le proprie vicende. Londra è un'occasione mancata. Avrebbe potuto essere la reazione scomposta al malessere sociale diffuso, in realtà pare soltanto un gigantesco esproprio proletario del nuovo millennio. Cameron si limiti a fare retate e curare i feriti, la Big Society deve cedere il passo agli effetti deleteri della Open Society. Il diritto naturale esiste, come esistono le differenze fra uomini e popoli. Il non prenderne atto politicamente porta - prima o poi - alla decadenza. Fortuna che non siamo a Monaco e che non ci siano psicolabili con carisma a straparlare in una birreria, altrimenti ...

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