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Riflessioni sul mondo che potrebbe essere

10 Agosto 2011 alle 12:22

A casa si rifletteva stamattina, prima di ricacciarci nei nostri uffici, che questa crisi va combattuta con una bella svolta culturale. Guardiamoci bene: si corre come pazzi, per finanziare il vizio di comprare come pazzi. Il mio compagno dice: dobbiamo riappropriarci della qualità, qualità in tutto ciò che facciamo, in tutto ciò che compriamo, nel tempo prezioso che abbiamo, e che tutti lo facciano, le banche smettendo di vendere spazzatura e noi trascorrendo un po' più di tempo a passeggio per le nostre città, invece di drogarsi di centri commerciali. Non abbandoneremo l'economia di mercato, ma possiamo farla diventare umana, tanto così non siamo nemmeno felici. Non smetteremo di lavorare, anzi dovremo lavorare sodo, ma lo faremo con intensità, senza contare solo il "ritmo", come facciamo ora. Secondo me è possibile. E mi viene in mente l'architetto Sergio Los che, ospite di un convegno, disse una cosa che non mi è mai sembrata vera come stamattina (mentre mi aggiravo per i parcheggi sotto l'ufficio armata fino ai denti di borsa da lavoro, cartellino della lavanderia, telefono in mano e borsetta con il computer): Roma ci fece diventare stanziali, costruimmo città perfette dove vivere e lavorare (e incrociare gli sguardi un po' più spesso). Oggi siamo di nuovo nomadi. Sarò romantica, ma se lo vogliamo, questa crisi ci farà bene.

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