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Sciur parun l'è morto, ahimè

9 Agosto 2011 alle 15:30

Il “padrone delle ferriere” tramandava ai figli potere e denaro, lavorava per ingrandirsi e dar vita a una dinastia. Quanti romanzi dell’ottocento sono intitolati “La saga dei …”! L’azienda padronale aveva come obiettivo quello di rinforzare le radici: per sfruttare il prossimo naturalmente, magari per l’eternità, ma sempre per costruire imprese proiettate nel futuro. I sindacati svolgevano contemporaneamente una decisa e indispensabile pressione per una redistribuzione del reddito accettabile. Il sistema era in un equilibrio sempre più soddisfacente per entrambe le parti. Questa era, sinteticamente, la filosofia della struttura economica pre-finanza e pre-globalizzazione. La struttura economica che ha portato il benessere nella civiltà occidentale. Quindi la svolta. La prima ad impossessarsi delle leve economiche è stata la finanza: unico “ideale” parassitare il sistema produttivo. Quando poi questa realtà ha dovuto calarsi in un sistema globale la funzione dell’impresa è collassata in una prospettiva di breve termine. In questo contesto l’italietta ha deciso di dare maggiore flessibilità al lavoro: flessibilità indispensabile ma, data la nuova mentalità di impresa, dirompente. Invece di utilizzare il lavoro interinale per selezionare la manodopera migliore da inserire in azienda e da coinvolgere nel raggiungimento degli obiettivi della stessa lo si è usato per ridurre i costi della produzione su impianti obsolescenti evitando così gli investimenti per il loro rinnovo, investimenti che però soli permettono un aumento della produttività e, di conseguenza, della competitività dell’impresa. Inoltre nella nostra povera italietta il guadagno derivante dall’attività produttiva di un’azienda è tassato 3 volte il guadagno derivante dalla speculazione finanziaria, cosa che ha distolto capitali dalla produzione dirottandoli nella speculazione borsistica che, manovrata da neofiti, spesso ha portato a conseguenze disastrose. Assenza di dinamismo imprenditoriale e strapotere della speculazione finanziaria parassitaria sono le due vere palle al piede del nostro paese che pertanto non è assolutamente in grado di competere con le potenze economiche emergenti. A questo si aggiunga l’intangibilità irrazionale dei privilegi acquisiti e si chiuda il cerchio di un fallimento incombente. Parlo di privilegi anziché di diritti acquisiti perché i diritti disgiunti dai doveri (produttività, collaborazione, onestà ecc.) altro non sono che privilegi. In Italia nessuno degli interpreti economici è disposto a dare garanzie in cambio dei sacrifici che richiede all’altra parte, questa è la sostanza del nostro sistema. Quello che mi avvilisce nell’offerta dell’informazione è proprio l’incapacità di attribuire la responsabilità di questa situazione a chi l’ha creata, cioè a chi detiene il potere, sia esso economico, finanziario, politico o intellettuale: l’informazione sa solo proporre di mescolare le carte dello stesso mazzo. Perché c’è sempre una di queste carte che è in grado di ricattare l’informazione. Carte segnate in un mazzo truccato. L’unica maniera sarebbe riuscire a far capire agli italiani che le persone veramente furbe sono quelle che si comportano seriamente e professionalmente e pertanto sono in grado di competere in campo internazionale: ma penso che fintanto che gli italiani non si ritroveranno a pane e cipolle questa lezione non vorranno impararla. Solo che in quel momento non sarà come nel dopoguerra perché.

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