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6 Agosto 2011 alle 12:00

Che la politica debba avere un costo mi pare incontestabile. Si potrebbe obiettare che da noi costa troppo, ovviamente: ma sarà difficile diminuire le spese. La cosa che mi sembra inaccettabile è invece che la politica, sia quella nazionale che locale, possa divenire un lavoro. Dovrebbe, direi, rappresentare una parentesi nella vita di un cittadino serio: qualsiasi sia la sua professione. Farne un mestiere porta l'attività politica a incancrenirsi, senza soluzioni di sorta e con un avvitamento pericoloso e qualche volta turpe (si veda il tragicomico caso del pellegrinaggio in Tera Santa). Passando gli anni, il politico si distacca inevitabilmente dal mondo reale: un po' come quei professori che, alla fine, ripetono sempre più stancamente le proprie lezioni, del tutto astratti dalla realtà. E' altrettanto ovvio che, come suol dirsi, non sarà il cappone a festeggiare il Natale: e quindi si dia un termine. Due, massimo tre mandati. In tutto 15 anni, non plus ultra: che non mi sembrano pochi. La pensione terrà conto dei contributi versati in quel periodo, e agganciati all'attività lavorativa. Al tempo di Dante, gli ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella prescrissero che chi voleva occupare cariche pubbliche doveva avere un' "arte", insomma essere iscritto a una corporazione professionale. Se questo è accaduto alla fine del Duecento, perché non all'inizio del terzo millennio?

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