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Tremonti e Bersani, l’incapacità di scusarsi e di spiegarsi

1 Agosto 2011 alle 14:58

L’analisi del Direttore è esatta, ineccepibile, spietatamente condivisibile. Legittimo e tormentoso porsi la domanda:” Ma quand’è che si troverà un politico serio, capace di rivendicare a testa alta il fatto che la politica è anche potere, che gli stati non si governano con i paternoster, che il potere prende alloggio nei mercati, almeno in una società aperta…”. Si sono scritti centinaia di tomi a proposito per sostenere che le cause sono molte e complesse, è vero, ma una sintesi, anche se può apparire riduttiva, s’impone. Al “core” del problema sta il fatto che alla nostra cultura politica e a quella dell’etica pubblica, qualsiasi ne sia il colore, l'esempio Tremonti-Bersani è rivelatore, manca il concetto essenziale della riforma protestante: l’orientamento culturale basato sulla accettazione che alla libera lettura delle Scritture, debba unirsi quella della responsabilità personale dei propri atti, quelli pubblici in primis. La responsabilità da affrontare come conseguenza obbligata e necessaria della libertà. Il libero arbitrio è altra cosa. Il sentirsi responsabile non è questione di superiorità morale o dottrinaria, ma il cardine irrinunciabile di una società che voglia costruirsi sul senso del bene comune e dell’interesse generale e, presupposto logico dello spiegare e del chiedere scusa. Appunto, incapaci.

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