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Animalismo e similitudini imbarazzanti

1 Agosto 2011 alle 17:00

Suscita un certo disagio la definizione di "non umani" attribuita agli animali e sembra metterli sullo stesso piano delle persone. Sappiamo bene che non è possibile, ma l'uso del linguaggio crea cultura e porta molto più lontano di quanto si possa immaginare. E' una considerazione che preoccupa, anche perché sui libri di testo dei bambini e dei ragazzi molto spesso le differenze fra essere umano ed animali non sono così chiare. Il fatto per esempio che l'embrione nel grembo di una donna non sia considerato un essere umano, e men che meno "persona", spinge da subito a non fare distinzione fra uomo / donna ed animale. "Fa tutto parte del "regno animale" - scrivono (e dicono) in modo solenne i moderni maestri di pensiero. E poi, ancora, affermano che l'istinto sessuale (negli animali e negli uomini e donne) è uguale e guidato dagli ormoni, che il concepimento dei mammiferi avviene allo stesso modo, che l'embriogenesi segue le stesse tappe, ed infine che il parto è simile per tutte le "femmine". Il fatto che sia diffuso un cosiddetto "animalismo", che vuole persino la teorizzazione di loro "diritti" simili alle persone, è un'idea già diffusa ma alquanto discutibile. Dare ai grandi primati - come lo scimpanzè - "diritti" simili a quelli delle persone porta alla luce ancora una volta contraddizioni imbarazzanti. Perché un embrione e un feto umano non ancora nato dovrebbe avere meno diritti di uno scimpanzè? Il plusvalore dell'essere umano rispetto all'animale è intuibile, ragionevole, dimostrabile. Dal punto di vista pedagogico queste differenze sono molto importanti.

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