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La botte piena, la moglie ubriaca

28 Luglio 2011 alle 19:30

Il popolo italiano ama appassionatamente la politica. Vuole che qualunque situazione sia risolta per via politica, che qualunque dilemma sia risolto tramite una decisione, cioè attraverso una norma che costringa tutti a fare come si è stabilito giusto fare. Vuole che il peso degli zainetti degli scolari sia stabilito per legge, che lo Stato cerchi un posto di lavoro per tutti, che curi con dovizia tutti, che tolga ai ricchi per dare ai poveri, che decida per legge cosa sia il matrimonio e chi ne abbia diritto. Niente di male in tutto ciò, il problema è che poi il popolo italiano non vuole pagare l'enorme costo di tutto ciò, non solo in termini economici, ma spirituali e morali. Quelli che Craxi chiamava i costi della politica, li rigetta come se fossero cambiali fasulle e non necessari assegni in bianco per il sogno avere un mondo perfettamente senza sorprese, perfettamente comodo e tranquillo. Ci son due modi per realizzare un sogno del genere, quello del leader carismatico che si fa patronus del popolo e lo guida come un padre previdente e amoroso (vedi la figura di Mussolini). Ma è stato scartato per ragioni di noblesse oblige. C'è poi quello a cui siamo abituati, cioè quello di apparati di partito che si fanno portatori delle universali esigenze di emancipazione e che, appunto, prevede costi morali ed economici non indifferenti. Ovviamente, l'idea di uno stato, non dico minimo, ma solo magro, non viene presa in considerazione da nessuno perché lesiva delle condizioni minime di civiltà e giustizia.

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