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La giustiza è uguale per tutti?

25 Luglio 2011 alle 14:00

Il Giornale ha pubblicato le prime due puntate di una inchiesta sui casi nei quali cittadini accusati dal pm Woodcock sono risultati completamente innocenti e, malgrado ciò, hanno visto andare in rovina le loro vite, il loro lavoro e la loro reputazione. Tutto questo, senza che il Pm Woodcock - o lo stato italiano per lui, in quanto pubblico ministero - abbia pagato per i suoi errori. Penso che o la politica risolve questo problema, oppure la sfiducia nei confronti dello stato raggiungerà livelli parossistici, di pura anarchia, maggiori di quelli già storicamente presenti in noi italiani. Mi ha colpito soprattutto - per vicinanza di mestiere - la storia del costruttore Sparaco, titolare di una impresa di lunga tradizione familiare e ben avviata. Bene, questa impresa è totalmente scomparsa, non c'è più, i dipendenti licenziati, le commesse svanite, un patrimonio di clienti, tradizioni e mestieri azzerato: per nulla, per errore, per quella inerziale malignità della "procedura", come la chiamava il mio conterraneo Salvatore Mannuzzu in un bel romanzo a tema giudiziario. Una procedura che una volta avviata non può fermarsi, fare autocritica, bloccare in tempo le calunnie pubbliche e la conseguente rovina del malcapitato "in attesa di giudizio". Come si può accettare tutto questo? O gli articoli del Giornale sono menzogneri, oppure la "procedura" è da rivedere in profondità.

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