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Regressione di civiltà

22 Luglio 2011 alle 10:47

Con il voto che autorizza l’arresto preventivo dell’on. Papa, l’Italia è uscita dal novero dei paesi civili. Molti si scandalizzeranno di tale affermazione, ma è proprio così. Il fatto che anche i cosiddetti radicali presenti in Aula abbiano votato a favore, pone un problema che è pari ai dubbi circa l'onestà intellettuale del capogruppo del Pd, che si vanta di poter controllare il voto dei suoi deputati come un qualunque "uomo di rispetto". Le penose elucubrazioni, fuori di ogni dettato logico, dell’on. Bernardini per giustificare il voto testimoniano il vuoto che è subentrato a una tradizione gloriosa. Se quell’arresto ha una motivazione, è soltanto nell’uso che se ne può fare per realizzare una pressione sull’accusato. In pratica coincide con il ripristino di una forma di tortura: nel paese di Cesare Beccarla siamo tornati al disco di Norimberga. Quanto al Partito democratico, la soddisfazione dei suoi dirigenti rivela quello che da tempo si sospettava: i loro cervelli sono come pinoli nel guscio di una noce. Se il problema italiano consiste fondamentalmente nel dominio delle istanze corporative, prostrarsi in salamelecchi di fronte alla corporazione più forte e privilegiata dei magistrati significa abdicare definitivamente a ogni reale capacità di governo. Il tutto è anche risultato dell’anti-politica promossa da Berlusconi, rivelatosi del tutto incapace di capire i termini di una situazione che non poteva essere inquadrata negli schemi dell’aziendalismo ma andava affrontata in chiave preminentemente politica. La scelta leghista di rincorrere il giustizialismo manettaro è di corto respiro e finisce per condannare a un ruolo gregario rispetto ai poteri di sempre, che in questo modo stanno portando a termine la loro svolta autoritaria.

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