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Un giorno pesante

21 Luglio 2011 alle 12:00

Maroni non è Bossi e Bossi non è più lui. Oppure, ipotesi un po' stiracchiata, ha delegato a Maroni la parte che lui recitò nel 1994? Oggi Maroni ha dimostrato di controllare quella parte di parlamentari leghisti che ha consentito di mandare in galera Papa e di lasciare libero Tedesco. Due voti diversi con un preciso, comune messaggio politico: il Cav. non potrà più contare su una compatta Lega di governo. Non bastano più le cene del Lunedì col Senatur, sarà necessaria anche quella del Martedì con l’ex batterista. Ma, a parte lo spettacolo indecente, non basterebbe. Perché, se la conflittualità all’interno della Lega assume il connotato di una lotta per la conquista del partito, ogni possibile iniziativa del Governo sarebbe, di fatto, indebolita o addirittura paralizzata. E i mercati? Già, ma in politica la riconoscenza, i debiti d’onore, le amicizie, gli impegni solenni non hanno spazio, prevalgono le ambizioni personali. Se Maroni compie il passo fino in fondo, lo fa perché ritiene d’aver ricevuto meno di quello che si aspettava e credeva di meritare, o di aver già saldato ogni possibile debito. Tutto il resto è fumo retorico. Ci possiamo chiedere: ma dove vanno i due terzi della Lega? Certo, governo di transizione, legge elettorale proporzionale, la bramosia di contarsi ed amenità varie. Non lasciamoci sfuggire le ghiotte e gustose elucubrazioni che l'accaduto fa emergere: oggi, oltre al governo, si sono rimesse in discussione anche le future alleanze di coalizione. Però, con una legge elettorale proporzionale e la preferenza la loro valenza cambia. Un sollievo per il centrosinistra. Le vie del Signore sono infinite. E il popolo sovrano? Vorrei capire chi sia il burlone che lo ha definito tale.

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