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Il mercato non può regolare l'econmia delle nazioni

20 Luglio 2011 alle 13:00

Per coloro che si sono formati sui libri di economia politica o di politica economica la situazione attuale risulta incomprensibile o quasi, anche se i cosiddetti esperti si affannano ad informarci sulle fasi dell'andamento della borsa o dei mercati, come, con una certa enfasi si usa quest'ultimo termine. Fatto è che ormai dall'11 settembre 2001, dopo l'attentato messo a segno nel cuore degli Stati Uniti, l'andamento della borsa in generale, a parte qualche periodo di calma, non è che si sia mai ripreso, almeno a livello dei risparmiatori. Diversa la questione degli speculatori che, disponendo di grosse somme di danaro, si possono dilettare ad investire e disinvestire nell'arco di qualche giorno. L'andamento di borsa in questo senso riguarda anche la Germania, le cui mancate decisioni influenzano poi sempre l'Eurozona, per la mancanza di accordi tra le nazioni in questa direzione. A volte viene spontanea per tanti euroscettici la considerazione che l' Ue, rinviando questo aspetto, abbia agito, come "la gatta frettolosa che ha partorito i gattini ciechi". Infatti dalle scelte del 1998 in poi è sembra mancata un agire per fare dell'Europa una vera e grande forza economica. Il risultato è che nazioni come la Cina e la stessa India, dove la gente vive con pochi dollari al mese, ci mettono in difficoltà e addirittura speculano sul debito pubblico delle nazioni più ricche. C'è evidentemente qualcosa da correggere, ma gli incontri a livello Ue non pare sortiscano quelle decisioni necessarie a ripristinare le regole dello sviluppo economico dei popoli, che nulla hanno a che fare con gli aspetti delle speculazioni finanziarie.

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