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Ode all’On. Martino

19 Luglio 2011 alle 21:30

Pochissimi dei liberali (a parole) hanno elogiato Antonio Martino. Unico, mi risulta, della compagine governativa che ha votato contro la manovra. In linea di principio un governo liberale taglia le spese, mentre uno di sinistra tendenzialmente aumenta le entrate, cioè aumenta le tasse. E’ evidente, senza nascondimenti, che quest’ultima manovra è di sinistra, perciò sconsiderata. L’aumento delle tasse in varia forma, per un paese che non cresce, quindi con stipendi al palo, non può che ridurre i consumi. Ridurre i consumi significa aziende in crisi. Avremo quindi meno Pil e lavoratori produttori di ricchezza senza lavoro. Il vantaggio della manovra è in prospettiva poco credibile anche sul piano dello spread con i bond tedeschi. Meno Pil significa aumento del debito e conseguente aumento dello spread. Altra manovra correttiva a breve. Nessuno discute l’entità della manovra, sarebbe irresponsabile, però o un governo è in grado nei momenti difficili di cambiare le regole del gioco, o è un governo inutile. Non si tratta di sparlare (giustamente) dei privilegi della casta, che in termini di risparmio portano poca acqua, ma di quelle riforme strutturali che nessuno vuol affrontare. Dopo tanti anni d’attesa, possiamo parlare di dolo da parte di Pdl e Lega. La paura delle elezioni non è un buon motivo per non fare nulla, poiché domani o fra un anno il risultato è scontato. Buona parte dell’elettorato di destra non voterà e un’altra parte si lascerà irretire dai centristi senza capo né coda e perfino dal Pd, un partito senza identità come sono diventati Pdl e Lega.

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