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Il dissenso in Cina e in Tibet

16 Luglio 2011 alle 09:00

La Cina continua ad arrestare i dissidenti con l'accusa di sovversione, o di frode fiscale come degli Al Capone; oppure li priva di Internet e di Passaporto; controlla giornalisti e avvocati che si occupano di diritti umani; mette in galera e tortura centinaia di dissidenti o di manifestanti tibetani o uiguri. Quante siano le vittime non si sa. Nessuno pensa, naturalmente, di imporre alla Cina un embargo; tanto meno di mandare i bombardieri della Nato a punire il governo cinese. Ma é il caso che i professoroni occidentali continuino ad andare in Cina a fare le loro belle e ben pagate conferenze? Vanno, per caso, a insegnare come fregare meglio le nostre già disastrate economie? Anche il nostro Romano Prodi, che è sempre là: gli è mai passato per la testa di chiudere le sue conferenze con qualche parola sui diritti umani in Cina e in Tibet? O teme che non lo farebbero più tornare?

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