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Libia, dove più che sul Titanic si sta sull'Andrea Doria

15 Luglio 2011 alle 11:00

In questo giorno radioso, in cui Tremonti ci ricorda che siamo sul Titanic dell'Europa, l'Eni, dovrebbe ricordare a tutti che è una grande impresa europea. Che sia anche italiana è fatto secondario. In Libia pero', ha dovuto lasciare ad americani, russi e cinesi, in tal modo impoverendo l'unione in un settore assai piu' che strategico: l'energia. La credibilità è scesa, ma soprattutto, l'Italia e la sua drammatica politica energetica si sono trovate sotto il fuoco amico francese. Comincia a divenire intollerabile che la politica delle alleanze italiana ci porti solo dei guai, e che delle procedure di infrazione non possano essere fatte valere, quando in gioco ci sono interessi tanto strategici. Il governo ha preso un abbaglio a farsi guidare dalle voci di piazza, e non dallo spettro dei possibili danni economici, mentre la moral suasion di Napolitano si è fatta sentire su un argomento che si è rivelato una cantonata colossale. Per questo danno incalocolabile non pagherà certo Pantalone, ma neanche Sarkozy. A pagare saranno tutti gli italiani, ai quali verrà detto "paga di piu' o niente energia". Piu' che sul Titanic europeo, per quanto riguarda la Libia, siamo davvero sul bell'Andrea Doria, speronati ancora una volta da un transatlantico europeo. Naturalmente nella fiera delle responsabilità, anche allora gli svedesi accusarono il comandante italiano, Pietro Calamai: c'e' sempre un premier che fa da capro espiatorio.

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