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Legge, oltre filosofia e ideologia

14 Luglio 2011 alle 11:00

Anche sul "Corriere" non poteva mancare, il 13, un ponderoso intervento per la "Legge sul testamento biologico", approvata il 12 alla Camera e che sarebbe "Una ferita alla laicità dello Stato". Tutto compreso nel titolo dell'articolo di Michele Ainis, che dopo una prima buona impressione, comincia a farmi rimpiangere il prof. Vittorio Grevi. Fra i tanti punti interrogativi che ho segnato: 1) "L'art. 32 della Carta repubblicana disegna la salute come un diritto, non già come un dovere". Lapalissiano: il "dovere" è dello Stato, che deve tutelare il "diritto alla salute" e, a maggior ragione, il "diritto alla vita", dei singoli suoi componenti. Contro tutti, ma proprio tutti, anche il titolare apparente; 2) "La medesima norma permette trattamenti sanitari obbligatori, purché per legge e in nome dell'interesse generale". Lapalissiano, ma il primo interesse generale è l'integrità del corpo sociale, cioè di tutti, ma proprio tutti, i suoi componenti; 3) Conclusione dell'articolo: "Sarebbe meglio abbandonare questa legge imperativa, affidandosi a un giudizio reso caso per caso". In teoria posso condividere, perché concordo che "ogni caso è diverso", ma la realtà è un'altra cosa: anche per il furto non ci sarebbe teoricamente bisogno di una legge! Purtroppo l'uomo è imperfetto e lo Stato deve cercare di contenere le imperfezioni. Chiude con l'aforisma di Thoreau: "Se il governo decide su questioni di coscienza, allora perché mai gli uomini hanno una coscienza?". Già: ma allora perché esiste lo stato?

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