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La speculazione contro l'Italia

11 Luglio 2011 alle 16:30

Inutile illudersi: addentata la preda, gli squali della finanza internazionale non la lasciano più, salvo che una dura lezione glielo imponga. Dopo Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo è il turno dell’Italia ma è solo un obiettivo intermedio, il bottino, quello grosso, è l’euro e, caduto il Bel Paese, toccherebbe a Belgio, Francia e infine Germania. Perché nessuno è immune dalla crisi, nemmeno la Germania, che sull’euro ha costruito la fortuna del proprio sistema industriale e che dalla disgregazione della moneta unica perderebbe più di tutti. E’ ora che, almeno nell’emergenza, l’UE sorprenda i mercati e faccia ciò che nessuno si aspetta: si mostri unita e dia una risposta forte e risoluta, tale da infliggere pesanti perdite a chi gioca con le finanze degli stati e le vite dei cittadini. L’annuncio improvviso dell’attuazione, in tempi brevi, della vecchia idea degli “eurobond” potrebbe servire allo scopo. Se, da settembre, sul mercato dei capitali non si presentassero più i singoli governi ma un’agenzia unica europea con l’obiettivo di distribuire quanto raccolto fra gli stati membri, i prezzi dei titoli di stato ora sotto scacco si impennerebbero, i ribassisti subirebbero pesanti perdite e si metterebbe fine alla speculazione. A garanzia delle finanze comuni, tutti dovrebbero impegnarsi concretamente a raggiungere il pareggio di bilancio, come del resto già fatto, unica in Europa, dall’Italia. Si tratterebbe di una politica dolorosa ma tale da evitare conseguenze forse peggiori, una lunga depressione o persino il fallimento dell’euro.

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