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Io sto con Moggi e Berlusconi

11 Luglio 2011 alle 14:30

Non li annovererei tra i mie amici, ma sto con loro perché uno è capace di scegliere i giocatori e l’altro di creare ricchezza. Cioè sanno fare. Quando si tratta di fare, in Italia, tutto ruota intorno ad amicizie e parentele. Se oggi l’Italia è quello che è, lo dobbiamo al senso di appartenenza ad un clan, a un ideologia, a una squadra. Se manca questo collante tutto diventa difficile, se non impossibile. Si può tuttavia fare squadra anche senza essere amici o avere parentele di sangue o pensarla diversamente in politica, l’importante oltre che mirare al bene comune è avere delle regole. Berlusconi e Moggi hanno operato in un sistema dove le regole facevano bella figura nei codici, ma nessuno le rispettava, ne la Giustizia le faceva rispettare. Si è accusato Berlusconi di essere stato beneficiato da Craxi e di aver fatto i soldi con la mafia (cavallo di battaglia di Repubblica e Il Fatto Quotidiano). De Benedetti non ha forse altrettanti scheletri nell’armadio? Diciamo allora che la Giustizia applica le regole a seconda dei casi. Moggi operava in un sistema dove tutti sapevano. Si parlava apertamente di 'sudditanza' degli arbitri nei confronti di Milan, Juventus e Inter. Lo scandalo nasce perché Moggi si sarebbe spinto oltre. Era forse normale quando a vincere erano solo Milan, Juventus e Inter? E gli altri, sempre zitti. Ma lasciare incancrenire un sistema assuefacendosi e adesso svegliarsi perché qualche potente è stato lasciato fuori dalla greppia è ridicolo. È ancora più ridicolo se è un paese che dice di essere una democrazia. Com’è ridicolo prendersela con i due come fossero i mali peggiori dell’Italia. Ho il dubbio che con loro 'fora dai bal' il sistema non cambierà di una virgola. Domando ai pasdaran antiberlusconiani e anti-juventini dov’è la speranza che dopo le regole verranno rispettate?

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