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"Basta con il diktat di Giulio"

8 Luglio 2011 alle 20:00

Non so quanto possa esserci di caratteriale nel modo di fare di Tremonti, resta il fatto che la muta degli scontenti del cerbero di via XX settembre si è fatta ululante e ringhia tentando di azzannarlo e sbranarlo. Sembra quasi che la miserabile situazione dei nostri conti pubblici sia una colpa pregressa del nostro Tremonti, e lui soltanto debba essere il capro espiatorio per una resurrezione spendacciona che trascinerebbe l’Italia nei gorghi del fallimento. Nessun collega ministro si rende conto del baratro nel quale stiamo lì lì per cadere. Milleottocentoottantasette miliardi di euro è il nostro debito pubblico. Soltanto gli interessi da pagare a quelli che quel debito finanziano, potrebbero egregiamente supplire alla manovra disperata che Tremonti tenta “odiosamente” di imporre ai nostri scialacquatori. Per deridere la marineria borbonica del Regno di Napoli, si usava un sarcasmo divenuto emblematico: “Me pare ‘a nave ‘e Franceschiello, a poppa cumbattevano e a prora nun ‘o sapevano”. Per non farla troppo lunga, mi sembra assurdo che dei ministri siano i primi a rizelarsi e a mettere in difficoltà il ministro Tremonti fermamente deciso a frenare l’emorragia che dissangua l’erario: un ghiribizzo di Tremonti? Certamente no, un dovere del quale tutti dovremmo farci carico. Accade invece che i più demagoghi del consesso ministeriale si facciano promotori di sollevazioni antitremontiane mettendo il ministro alle corde: o prendere o lasciare. Un suicidio di shahid perpetrato sulla pelle del popolo italiano. Si approfitta di un fattaccio che ombrerebbe l’adamantinità di Giulio Tremonti e lo si vorrebbe complice di Marco Milanese faccendiere, pare, alle prese con la giustizia. Come finirà? Non sono Tiresia né posseggo i poteri oracolistici di una pizia di Delfi, so semplicemente che così non si va da nessuna parte, al di là delle manovre che potrebbero aver ragione della mania dissipatrice di troppi ministroni.

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