cerca

Gli attacchi dei mercati a Grecia Portogallo e Italia

7 Luglio 2011 alle 20:00

La finanza, in fondo, è marketing di mondi virtuali: le grandi case d’investimento vendono sogni o, a seconda della prospettiva, incubi. I grande broker e i loro giovani e brillanti “sales” sono in grado di contattare qualsiasi ricco investitore del pianeta e, dopo aver preso posizione col proprio patrimonio, orientarne le scelte d’investimento e influenzare i prezzi dei titoli, guadagnando miliardi in commissioni e plusvalenze. L’ultimo mondo virtuale è che i mercati emergenti siano il nuovo eldorado e i paesi periferici d’Europa, Grecia, Portogallo e Italia, l’inferno. Senza forse esserci mai stati, una manciata di banchieri americani, portatori di un conflitto d’interessi di proporzioni gigantesche, fanno la fortuna e la rovina degli stati, nascondendo dietro le loro analisi “oggettive” il ricatto di chi, influenzando media, investitori lontani e settori della politica, controlla l’accesso al credito e, sotto minaccia di farlo mancare, può chiedere tassi d’usura, come quelli sui titoli greci e portoghesi. Per l’Italia si spaccia un’inesistente possibilità di fallimento, quando invece l’unico rischio è che i cittadini siano tartassati per consentire il pagamento di interessi sul debito pubblico sempre più esosi, e a nulla rischiano di valere manovre e sacrifici, forse nemmeno una finanziaria da 50 miliardi di euro che porti al pareggio di bilancio. Solo a volte, come nel 2008, le grandi case di brokeraggio sbagliano, la verità si svela prima del tempo e la rotta è rovinosa: devono essere aiutate, magari col contributo di chi affosserebbero volentieri in nome del profitto. La prossima volta ricordiamoci di loro e cerchiamo d’evitare che vengano salvate, nessuno ne sentirà la mancanza.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi