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Prima dell'amnistia

6 Luglio 2011 alle 19:00

Pannella ha il merito di dare voce ad un problema angosciante, dato dalla detenzione di esseri umani con modalità indegne non già di un Paese civile, ma della stessa essenza umana. Ma non credo che la soluzione al problema sia l'amnistia, di per sè sola. Va ricordato che l'espiazione effettiva della pena è un elemento nodale della percezione della giustizia, quindi della sicurezza, da parte della società, cui in concreto poco o nulla importa delle condizioni in cui la pena viene patita. Il problema del sovraffollamento delle carceri potrebbe essere risolto in tempi brevi e con costi contenuti, riattando la miriade di caserme dismesse dell'esercito, presenti in ogni città e del tutto inutilizzate, destinandole alla detenzione di detenuti non pericolosi, cioè la stragrande parte del totale. Le strutture non mancano, e sono state ideate per la loro impenetrabilità da e per l'esterno. I costi ed i tempi di realizzazione sarebbero frazioni di quelli occorrenti per costruire nuove carceri, ed un impegno di bilancio serio ma sostenibile consentirebbe di destinare alla gestione e vigilanza il personale della p.s. in esubero da altre strutture, con beneficio per l'occupazione e la produzione da parte della macchina pubblica. Ciò fatto, si potrebbe allora giustificare motivatamente la scelta di un'amnistia, necessaria al riordino del sistema, consentendo al sistema di ripartire con serietà, nel rispetto della dignità del detenuto e dell'esigenza sociale di vedere applicata una pena certa.

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