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No Tav? No grazie

5 Luglio 2011 alle 09:00

E’ sorprendente come nell’immaginario corrente e nella pubblica comunicazione i vari gruppi e sottogruppi della policroma costellazione “arcobaleno” possano impunemente beneficiare dell’ombrello concettuale “pacifista” a protezione del loro agire, non riservata e non riservabile a nessun’altra compagine di qualsivoglia tipo. Che non sia così i no-global i no-tav le flottille varie lo hanno ampiamente dimostrato. Nei fatti. Ma nell’epoca post-ideologica i fatti continuano ad avere vita dura. Ed è così che i suddetti gruppi possono tranquillamente beneficiare dell’onda lunga, carica di indulgenza, dell’idealismo post-sessantottino, quando in tutti i movimenti giovanili di “sinistra” si volle vedere l’avanguardia di un moto di palingenesi sociale (non importò se a volte anche armata), a sfondo etico prima ancora e oltre che politico. Ed è questa carica “etica” a loro beneficio che resta dura da scalfire. La realtà era e resta ben diversa. A muovere tali movimenti è un interesse. Innanzitutto politico. Di matrice anti liberale, anti democratica, antioccidentale, ultimo bagliore della grande illusione marxista che si orrogò la pretesa di aver compreso e di voler rifare la storia e il mondo a tavolino estirpandone l’ingiustizia. Quando si pensava che la società sarebbe stata migliore e più giusta per il solo fatto di applicare ad essa, al di là di ogni empiria, quegli ingredienti che si ritenne di aver trovato per renderla tale.

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