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"Giudica e manda secondo che avvinghia"

5 Luglio 2011 alle 15:24

Josè Ripoli, medico spagnolo, a sua insaputa viene per errore giudicato nel tribunale di Milano, condannato in contumacia, arrestato e imprigionato a Opera per 8 mesi. Tutto si è svolto a sua insaputa per essere stato scambiato per un tal Gordo trafficante di droga. Riconosciuto innocente è stato liberato con un indennizzo di 85.000 euro. E' un caso di mala giustizia, che a differenza di quella di mala sanità, che riguarda la salute dei singoli, riguarda la salute dello stato. Non basta l'erezione di una colonna infame per stigmatizzare l'ignominia dei giudici, perché quelli di Milano nel seicento comunque dibatterono su prove accertate dal comune pregiudizio e si macchiarono di un delitto indicidibile tra errore e malizia, ma qui si tratta di ignavia processuale del Minosse di turno, che giudica secondo che avvinghia con la coda tante volte quante vuole che un reo sia giù messo nelle patrie galere; solo la vacanza della pena capitale impedisce che nel museo degli orrori giudiziari siano catalogate tutte le erme de militi ignoti caduti sotto la mannaia dei giudici, i quali per ignavia o per suggestione sono eccessivamente benevoli con i tristi, riservandosi di esercitare tutta la crudeltà delle leggi sugli innocenti. Una simile ingiustizia dovrebbe provocare la nazione a chiedere espiazione per un delitto dei giudici che cade sull'intero popolo, mentre noi invece siamo in trepida attesa di quello che vorrà dire il dott. Palamara.

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