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Ridere o piangere?

3 Luglio 2011 alle 12:00

Quando si parla di stipendi e di pensioni qualcuno perde il lume della ragione e parla con preconcetti duri a morire. Ultimamente due signore, evidentemente non informate oppure rimaste ai tempi che furono, hanno sostenuto con sicumera che gli insegnanti sarebbero dei privilegiati perché sarebbero pagati- somma ingiustizia!- nel corso di tre o addirittura quattro mesi di vacanza, a differenza di altri dipendenti pubblici e privati. Ridere o piangere? Prima di tutto c'è da chiedersi il perché di tanto astio nei confronti di una classe lavorativa sottopagata, come tutti sanno. Ma entrando nel merito della questione, come si può far capire alle persone, una volta per tutte, che i "tre" (o quattro o-perché no?-cinque) mesi di vacanza oggi non sono altro che una leggenda metropolitana? Come riuscire nell'ardua impresa di convincere i malpensanti che per una buona parte del periodo estivo, a lezioni finite, gli insegnanti continuano ad essere impegnati in corsi di recupero ed esami vari estremamente defatiganti, e che dal primo settembre riprendono gli impegni di programmazione, con assemblee di vario genere, fino alla riapertura delle scuole? Chiedo: perché non conteggiare, se così piace, fra i giorni di vacanza anche quelli, che vacanza non sono, delle proteste dei ragazzi che non entrano in aula? Al di là di tante altre considerazioni possibili, mi sembra grave che molti ignorino la realtà del paese e che siano arroccati su posizioni arretrate, dimostrando una colpevole non conoscenza delle situazioni dei diversi settori del mondo del lavoro; e presumendo di essere nel giusto quando azzardano affermazioni riconducibili a dati di fatto di trenta o quararant'anni fa, ma completamente false per quanto riguarda il mondo di oggi.

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