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A proposito... di Bella Italia

30 Giugno 2011 alle 15:57

Egr.Direttore, La seguo attentamente da anni e ho sempre ammirato la sua brillantezza nell'affrontare gli argomenti più disparati. In questo caso, pur apprezzando l'analisi,non mi trova perfettamente d'accordo su un paio di questioni, credo importanti. L'italia dopo l'unità, tralasciando quella in precedenza, non era una nazione e non lo è acora completamente(visto cosa propongono Bossi&Co;.). Oggi, nonostante l'accelarazione data dal Fascismo, che per certi versi, sviluppò maldestramente un sentimento "italico" ( ma pur sempre un sentimento) non c'è nulla! I catto-comunisti del dopoguerra, nella comune fobia di un "nuovo fascismo", pensarono bene di smantellare ferocemente quel pò di amor patrio che era venuto lentamente a crearsi con il fascismo, per sostituirlo con un ideale di resistenza (a tutto) e con il buonismo cattolico (di poco a tutti). In anni non lontani ci provò il grande Craxi a sparigliare il tutto e a creare uno spirito italico "nuovo" fuori dal catto-comunismo, ma sappiamo come è finita. E la fine di Craxi coincide con l'inizio della debolezza della politica dei nostri attuali governanti. Aver chiamato la magistratura in aiuto per smantellare la prima repubblica (anche se quella di Craxi a mio modesto parere era la seconda) ha significato consegnare le "chiavi del potere" ai giudici, che da allora dettano le regole di chi governa e cosa può o non deve fare. Povera Italia ovviamente, e mi trova d'accordo,ma dall'inizio della Repubblica, grazie al coprmomesso fallimentare tra cattolici e comunisti. Per risorgere e riprendere il nostro fascino (perduto) ci vuole un uomo grande e serio che parli alla gente con meno dietrologie, più amor patrio e chiarezza negli obiettivi da raggiungere.Sarò nostalgico e ripetitivo: un altro Craxi e non altri Papi, imprenditori discutibili e mezzi politici.

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