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La manovra tremontiana

29 Giugno 2011 alle 15:00

La situazione economica del paese è pesantissima, il fallimento del nostro debito sovrano segue di pari passo quello di altri paesi che già ci hanno preceduto o stanno lì li per fallire: il conto alla rovescia si è avviato. Del resto, bisognava pur che la resa dei conti ci fosse richiesta, dopo decenni di vacche grasse messe al pascolo nella prateria dei debiti che finanziano i debiti, mi pare logico che il redde rationem ci fosse imposto. La demagogia dei governanti politicamente progressisti, ci aveva persuasi che la vita comoda, con la minestra scodellata fumante al mezzodì e sul calar del sole, fosse un diritto inalienabile i cui postulati non si discutevano per volubilità della sorte. “Diritto alla vita, diritto alla libertà, diritto all’informazione, diritto al benessere”, diritti in una partenogenesi di diritti la cui altra faccia erano e restano sempre i diritti: la democrazia di una moderna babele proiettata verso la cuccagna eterna. Già il primo governo Amato ci salassò di novantamila miliardi che tapparono la falla aperta nel deficit dei conti pubblici. Estate bollente del 1992, la patrimoniale di Amato deve sopperire allo smacco dello Sme dal quale uscimmo per inadempienza contrattuale, la lira subisce una svalutazione violenta ad opera di George Soros “gnomo” autorevole della finanza internazionale. L’undici luglio del 1992 Amato praticò un prelievo forzato sui conti bancari degli italiani pari al 6 per mille: un’appropriazione indebita nel nome della patrimoniale. La storia si ripete, e la “vergine Bersani” (VESTALE DI MARX) ripete a menadito la poesiola già recitata 19 anni fa: patrimoniale! È il grido che rinfranca le masse proletarie prive del lavoro; non importa se l’età pensionabile va al di là della vita e il precariato corrode ogni speranza di benessere. “Sic transit gloria mundi”, ma pochi ne sono convinti.

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