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Monnezza a Napoli, il risultato di "mancate verità"

24 Giugno 2011 alle 08:30

Cumuli alti e nauseabondi feriscono la vista ed aggrediscono l'olfatto: montagne di immondizia per le vie di Napoli. Per molti anni una incessante campagna politica (De Magistris, ricordi?) e mediatica (Saviano, dove sei?) ha spiegato ai campani che ogni discarica era solo un buco in cui la camorra sversava rifiuti tossici arricchendosi mentre avvelenava l'acqua e i frutti della terra. Vero, sicuramente le discariche illegali della camorra sono così. I cittadini, ricevuto il messaggio, fanno barricate per impedire il funzionamento di qualsiasi cosa si possa chiamare discarica. Eppure impianti di questo tipo se a norma e ben gestiti non avvelenano nessuno, nemmeno puzzano e, soprattutto, sono indispensabili. Già, perché se pure arrivassimo immediatamente (e ci vorranno anni) ad un livello eccellente di raccolta differenziata, resterebbero ogni giorno centinaia di tonnellate di immondizia da mandare in discarica (basta fare due conti). Risolvere il problema che funesta Napoli richiede, quindi, verità e responsabilità. E' necessario dire ai cittadini che serve una discarica per Napoli, è necessario coinvolgere loro rappresentanze nella sua gestione in modo da assicurare trasparenza su come viene tenuto l'impianto, cosa vi entra e come viene trattato, convincerli della necessità, offrire un vantaggio fiscale e poi farlo. L'alternativa alle discariche, mentre si parla di differenziata ed inceneritori (che servono entrambi sia chiaro) è usare le strade per stoccare i rifiuti, cosa che non è né dignitosa, né salutare.

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