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Vestirsi

20 Giugno 2011 alle 19:30

Che la Lega non sia più un partito in canottiera, mi spiace, visto che molti di noi sono andati consapevolmente in mutande in qualche ottima manifestazione oppure (gli assenti) ci sono rimasti, bontà loro, in mutande nella vita professionale o quotidiana. Ma tant'è. Certo però che se stare in canottiera significa chiedere che un paio di ministeri siano trasferiti a Bergamo, preferisco una Lega in giacca e cravatta. A Roma, invece, pezzi di PDL, tanto per farsi vedere che moribondi non sono, reclamano calzature. Come diceva il ritornello: "Pe' fa la vita meno amara, me bastano un paio de scarpe nove e 'na canzona. Tanto pe' cantà", anche la Polverini ed Alemanno "tanto pe' parlà, pe’ famme sentì dar monno che respiro", hanno preso sul serio la canotta di Bossi e gli hanno replicato col calzante: “Faremo una guerra all’ultimo sangue per mantenere a Roma i ministeri!”. Bravi. E il cappello? C'è sempre un cappello nell'abbigliamento di classe. Beh questo è un argomento per ora molto a cuore dei “Responsabili”, capifila però dell'intero parco politici. Perchè il cappello serve per reggere il posto, come al cinema. “Chi va a Roma perde poltrona” dice un noto proverbio popolare, e vista l’aria che tira, tutti in coro adesso stanno cantando: "io vado ar Campidojio, er posto lo rivojio". Fino alla pensione vitalizia. Poi chissene. Sembra che stiamo tornando in auge i tempi di Prodi. Ed io che avevo sempre sognato di vestirmi da Prada.

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