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La par condicio nell'incapacità di fare politica

17 Giugno 2011 alle 21:00

1994: dopo la prima eclatante vittoria di Berlusconi, la sinistra iniziò la sua crociata contro il medium televisivo. Cartelli di intellettuali si spesero in teorie che disegnavano la nascita di un tipo antropologico plasmato dalle televisioni e fatalmente destinato, a termine del percorso, a diventare il tipico ottuso e volgare sostenitore del Cavaliere. Non era presa in considerazione l'evidente banale verità che la proposta politica del Polo delle Libertà interpretasse il comune sentire della maggioranza degli italiani dell'epoca. 2011: al crepuscolo del berlusconismo, la destra imputa al medium Internet le proprie sconfitte e, non avendo cartelli intellettuali, affida alle sue terrorizzate prime linee il messaggio che la Rete sta plasmando un tipo umano fatalmente destinato, tra un blog e un wiki, a diventare un eterno sostenitore delle ragioni della sinistra (un po' statalista, un po' omosessuale, molto manettaro, amante dei clandestini). Nemmeno adesso è presa in considerazione la solita banale verità. Come a dire che c'è la par condicio anche nell'incapacità di fare politica.

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