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Roulette all'italiana

14 Giugno 2011 alle 11:30

Non ci riesce mai di essere seri. I (presunti) vincitori dei referendum brindano nella gara a chi è stato il “più meglio” nel determinare la vittoria politica. Addirittura le formiche, sì quelli del zero virgola, nel loro piccolo esultano per la spallata che, loro, avrebbero dato. Gli sconfitti sono patetici nel loro grigiore e nella loro pavidità; manco un sussulto di orgoglio, né una reazione. Se leggiamo i numeri non è che emerga quella situazione chiara e netta che si vuole tirare fuori a forza. Quorum elevatissimo! Vittoria politica netta del centro sinistra! Ma chi lo dice? Hanno votato circa ventotto milioni di elettori. Il che significa ben dodici milioni in meno rispetto alle politiche scorse! E non su delle fregnacce, bensì su dei temi caldi e sentiti come il nucleare e l’acqua. Dopo il bombardamento nucleare dei media, del clan Santoro-Celentano & Co. e dei preti sociali, e sotto la grande cappa di paura del patatrac giapponese. Ai ventotto milioni sottraiamo quelli che hanno avuto la sfrontatezza di votare no, che sono all’incirca due tre milioni; più almeno un sette dieci per cento che è affetto da diarrea da terremoto giapponese, e sono altri quattro cinque milioni. Se osiamo stimare che poco poco un dieci per cento di pidiellini e leghisti ha votato per il si; dai ventotto milioni arriviamo a un saldo netto di quindici-sedici milioni di “voti politici”. Embè non è questa la forza politica dell’armata contro? Infatti, l’unico vero vincitore, Di Pietro, ha capito che è una vittoria di Pirro e non la vuole rivendicare in modo sfrontato come fanno i suoi alleati competitori. Forse perché lui ha anche capito che è questo il gong dell’ultimo round e forse non è il caso di svegliare la coppia B & B dalla loro sonnolenza.

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