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Referendum guelfo

14 Giugno 2011 alle 10:03

Mario Nanni ha molte ragioni. Fino a oggi è esistita una regola aurea sul referendum: i promotori l'hanno sempre perso (o perché vincevano i NO, o perché mancava il quorum). E questo perché i referendum sono vinti dai promotori quando a loro sostegno vi sono grandi schieramenti politici, volti o a neutralizzarne gli effetti (come nell'87, sulla responsabilità civile quando anche la Dc demitiana non si oppose), o perché strumentalmente usati per determinare mutamenti di scenario che non incidono mai nel profondo il sistema di potere (vedi i referendum del 93 sul maggioritario che ci ha regalato prima il Mattarellum e poi le varie alchimie elettorali). Stavolta sui quesiti del 2011 si è creata un'ampia convergenza, coincidente sostanzialmente con i nostalgici del compromesso storico e dell'alleanza fra produttori. E' un referendum guelfo, ancora una volta usato per supportare uno status quo da tempo in crisi. Dalla Cei che esorta al voto, con l'impegno diretto delle parrocchie pro-SI, all'apparato dei partiti di centro-sinistra con il contorno del coacervo sindacal-burocratico-corporativo, lo schieramento è stato massiccio e ha finito per confermare, in modo non inaspettato, la regola aurea.

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