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Dall'entusiasmo alla consapevolezza. Altrimenti non cambia nulla

14 Giugno 2011 alle 12:30

Ho visto, in tv e in rete le ripetute feste esultanti dei Comitati per i Referendum. Persone al 90 per cento giovani, entusiasti, belle facce ed espressioni gioiose, soddisfatte. Balli, salti, canti, grida, sorrisi: la visione di un’umanità felice, di un’umanità che ha risolto i suoi problemi, e si proietta verso una nuova era. Richiamavano, quelle scene, le feste del Victory Day alla fine della seconda guerra mondiale. Lo stesso clima di euforia, di uscita dall'incubo, dalla paura della guerra, di allegria, di speranze. Bellissimo. Se, il raggiungimento del quorum di referendum, che non incidono minimamente sulla crisi economica, sul miglioramento dei conti pubblici, sugli sprechi, sulla condizione dei precari, sull’aiuto alle famiglie, sulla riforma fiscale, sul sostegno alle imprese, sulla crescita del Pil, cioè su tutti quegli elementi necessari per fare un balzo avanti, viene vissuto con tale e tanta spontanea intensità emotiva ma sganciata dalle realtà del mondo, significa che neppure le nuove generazioni, le future classi dirigenti, sembrano possedere quella libertà intellettuale che sarebbe necessaria per governare ed adeguare ai tempi di oggi, un paese complesso e socialmente complicato come l’Italia. Come fargli capire che tutto il loro generoso entusiasmo è cinicamente sfruttato dai vecchi arnesi della politica consociativa, che si serve di loro per il proprio tornaconto? Lo so che la gioventù è bella perché si ritiene protagonista e vincente ed è convinta di poter cambiare il mondo. E' il suo formidabile fascino. Ma dovrebbero rivedersi e riflettere sulla espressione della Bianca Berlinguer, la faccia che faceva, mentre la piazza gridava che avevano vinto loro e non i partiti. Sarebbe istruttivo. Se avessero una propria autonomia di pensiero comprenderebbero come i tre pilastri del sistema Italia: privilegi, corporativismo e demagogia intendano il loro ruolo. Certo, ci potranno essere generose cooptazioni. Appunto, cooptazioni.

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