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The Economist e Balakava

10 Giugno 2011 alle 11:07

Sembra incredibile come gli strali di tanti opinionisti di prestigio si appuntino quotidianamente sull’albagia e sulla paranoia berlusconiana. Qualsiasi espressione, atteggiamento, modo di dire, di fare, del nostro Cavaliere, viene puntualmente seguito e dileggiato ad abundantiam in modo che delle sue azioni risalti solo il ridicolo. Se dovessimo analizzare gli atteggiamenti di tanti uomini importanti, quelli che affollano il nostro teatrino casalingo, non saprei dire chi fra costoro meriti le pernacchie più sonore per gli atteggiamenti ridicoli travestiti dal cipiglio fiero, serioso e autorevole della loro importanza. L’elenco degli “importanti” sarebbe facile, me lo risparmio anche se non è il nome dell’assassino che potrebbe sgamare il giallo. L’ultima “bravura” del Cavaliere si compendia nella critica che “L’Economist”, settimanale londinese “amicissimo” del Cavaliere, gli rovescia addosso per il declassamento mondiale che la nostra economia subisce ad opera della maldestra conduzione economica del nostro governante. Siamo stati declassati dal 5° posto al 7°, superati da India e Corea del Sud. “Alla faccia del caciocavallo”, avrebbe detto Totò, l’India, un miliardo e rotti di uomini che galoppano verso il progresso economico, industriale, finanziario, culturale, giovani e intelligenze da vendere all’intera umanità; la Corea del Sud, 50 milioni di anime, quella che ha rotto il monopolio tecnologico, elettronico, computerizzato, concentrato tutto nelle mani della “Silicon Valley” e ha piegato i colossi dell’automobile Usa a pietire gli aiuti economici dello Stato per non fallire. “L’Economist” ci compiange perché due giganti (per motivi diversi) dell’economia mondiale ci hanno surclassati e se la piglia con Berlusconi, mentitore e paranoico, che non ha saputo arrestare il nostro declino industriale. L’unica differenza rispetto agli ultimi diciassette anni di attacchi è la volgarità dei toni, dato che il titolo dello speciale è “The man who screwed an entire country”, ovvero “L’uomo che ha fottuto un intero paese”, dato che il termine screw in inglese significa “avvitare”, “fregare” ma soprattutto «fare sesso». (Il Giornale). Chissà perché non scrive una parola di biasimo per quelli che, prima di Berlusconi, hanno fatto man bassa delle risorse del paese (i sindacati in primis) riducendo la nostra economia un allevamento di sanguette attaccate alle zizze dello Stato da dissanguare. La produttività è calata anno dopo anno e i costi sono aumentati anno dopo anno. Se parliamo di Tav, di centrali nucleari, di termovalorizzatori, di munnezza a Napoli – tanto per citare qualche esempio corrente – per non parlare della Fiat costretta a ripararsi negli Usa, il mondo si ferma sulla soglia di ogni cortile e il peggio ci travolge. Al di là se la rapina organizzata a Wall Street abbia o meno inferto all’economia globalizzata l’uppercut che ha steso al tappeto le migliori banche e banchieri dell’United Kingdom, è vergognoso, ridicolo, che questi gay londinesi dell’Economist si accapiglino per insegnarci la via maestra del riscatto economico e dell’onore sessuale praticato con sobrietà. C’è tanta rogna alla corte di San Giacomo che se volessimo grattarla non basterebbe un esercito di berluscones a spazzolarla.

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